· Volo
«Io non ho toccato niente»
Seconda lezione di volo, 21 ottobre, le tre del pomeriggio. L'istruttore mi lascia portare l'aereo a terra, e non me ne accorgo nemmeno.

Per anni il volo è stato un’idea un po’ pazza. Volavo sui simulatori, al computer, e intanto pensavo che pilotare davvero un aereo non fosse una cosa per me: costava troppo, c’erano troppe cose da mettere a posto. Poi, a un certo punto, mi sono detto: sai cosa, voglio che si concretizzi.
Il 26 settembre 2026 io e mia moglie siamo andati all’Aero Club di Lucca a fare un giro di prova. È stato quel volo a farci decidere: avrei cominciato la scuola.

Così mi sono iscritto alla scuola di volo. L’aereo della scuola è un Tecnam P92, quello della prima foto.
La seconda lezione
Me lo ricordo benissimo: era il 21 ottobre 2026, verso le tre del pomeriggio. La mia seconda lezione.
L’avvicinamento è stato abbastanza tranquillo. L’istruttore mi spiegava come tenere il muso dell’aereo, come gestire la barra, come usare la pedaliera. Io ascoltavo e facevo. Poi, piano piano, ha cominciato a dirmi:
«Vai, vai, vai… reggi, reggi, reggi, reggi, reggi».
Reggi, reggi, reggi.
E alla fine l’aereo ha toccato terra.
«Ma come, sono atterrato io?»
Una volta a terra mi sono girato verso di lui: «Ma come, sono atterrato io?».
E lui: «Io non ho toccato niente. L’aereo da solo non è sceso: vuol dire che qualcuno giù ce l’ha portato».
Da lì in poi
È stata una sensazione stupenda. Per la prima volta ho sentito che da lì in poi, su un aereo, avrei potuto riuscire a fare tutto. Che non era più un’idea pazza, ma una cosa che potevo imparare.
Quel giorno ho smesso di essere un allievo esploratore, uno che prova per vedere com’è. Sono diventato un allievo vero: coinvolto, deciso a imparare come si fa.
La strada per la licenza è ancora lunga. Ma la libertà, a volte, comincia così: con qualcuno che ti dice «reggi», e poi ti lascia scoprire che ce l’hai fatta da solo.