Alberto De Luca

Tappa 04

Moto

La libertà su due ruote, curva dopo curva.

La moto mi riconnette alla libertà e alla spensieratezza della gioventù. Viaggiare nel vento, senza costrizioni, senza file, su strade che non sono quelle di tutti.

Dalla Vespa alla Guzzi

La mia prima moto è stata una Vespa 50 usata. L’ho comprata da un amico, a sedici anni, con i soldi guadagnati lavorando come manovale. Poi altre Vespe, e poi una Yamaha XT 550.

Con la Yamaha ho conosciuto mia moglie. Stavamo insieme da poco quando siamo partiti dalla Toscana e siamo arrivati fino in Puglia: un enduro monocilindrico con le gomme quasi tassellate, stracarico. Dietro avevo fissato con le fascette uno di quegli zaini arancioni con il telaio d’alluminio, quelli dell’Interrail negli anni Ottanta, e poi la tenda e tutto il resto. Siamo arrivati che vibrava tutto. È stata un’avventura speciale: il nostro battesimo di vacanze insieme.

Poi sono venute una Cagiva, un Leoncino, una Benelli. Poi un lungo periodo senza moto, quando i figli erano piccoli e le priorità erano altre.

Oggi guido una Moto Guzzi V85 TT. Per me è una delle moto più belle mai costruite, e il telaio è davvero spettacolare.

Tornare in sella

Tornarci è stato bellissimo. Oggi viaggiamo in due, io e mia moglie: fine settimana, vacanze più lunghe, a volte vere e proprie vacanze in moto.

Si evitano le autostrade e si prendono le strade da moto. Lì incontri realtà che esistono ancora: l’alimentari dove ti fanno il panino, i bar e le osterie dove si fermano i motociclisti.

Fra motociclisti

Fra motociclisti c’è una specie di fratellanza, al di là dei motoclub. Chi va in moto sa come funziona sulla strada, e quando ci si incrocia ci si saluta sempre. Se poi incontri un altro guzzista ti metti a parlare della Guzzi. E se ha anche lui la V85, i minuti insieme si sprecano.

Le strade

Non ho una strada preferita: se l’avessi, andrei solo lì. Il bello è scoprirle. Quest’estate ne ho trovate di spettacolari fra le Marche e l’Umbria.

Siamo stati nelle terre del terremoto, da Norcia ad Amandola, ad Amatrice, fino all’Aquila. Sulle Alpi friulane, in Slovenia, tante volte in Umbria e nelle Marche, nella campagna toscana. Ci manca il Sud: quello va fatto.